In questo episodio del podcast Il posto delle parole di Livio Partiti racconto alcuni episodi inediti che fanno luce sulla storia della famiglia Pascoli, su Giovanni Pascoli e sulla rimozione collettiva di cui è stata vittima Mariù: tutte le sue poesie sono state espunte dal libro “Lungo la vita di Giovanni Pascoli” da lei stessa scritto e così relegate all’oblio, finché…
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Mariù Pascoli: oltre la sorella del Poeta
Mariù ha speso la propria esistenza al fianco del fratello Giovanni Pascoli.
Leggendo la biografia che lei stessa ha curato, “Lungo la vita di Giovanni Pascoli”, si scopre quanto grandi siano stati i sacrifici che ha compiuto perché il fratello potesse diventare il Poeta che tutti conosciamo oggi.
Ciò che però si conosce poco è che questa sorella affettuosa ha svolto nella vita di Giovanni un ruolo ben più profondo di quello domestico. Non è stata soltanto la custode della casa, ma anche una consigliera letteraria, una lettrice attenta e, in parte, un’ispiratrice della sua poesia.
Mariù e la nascita di “Digitale Purpurea”
Mariù racconta un episodio molto preciso, legato forse a una delle poesie più celebri di Giovanni Pascoli: “Digitale Purpurea”.
Nella poesia si narra di un gruppo di fanciulle che notano un fiore sconosciuto in un piccolo cortile recintato. Attratte dal suo profumo e dalla sua bellezza, due ragazze – una mora e una bionda – si abbandonano a pensieri che non avevano mai osato fare.
Nella visione poetica di Giovanni, quel fiore diventa simbolo della scoperta della sessualità, ma la materia poetica nasce da un racconto reale: Mariù aveva vissuto quell’esperienza durante una passeggiata intorno al convento, insieme alla sorella Ida.
Così, le sue memorie e le sue emozioni si trasformano, nelle mani del fratello, in versi immortali.
Redattrice e custode dell’opera pascoliana
Negli anni, Mariù assume ruoli sempre più centrali anche dal punto di vista professionale.
Controlla le bozze delle poesie, suggerisce editori, decide i tempi di pubblicazione e custodisce ogni dettaglio della produzione letteraria del fratello.
Eppure, il ruolo forse più sorprendente – e il più misterioso – è quello che racconto nel romanzo: Mariù scriveva poesie.
Testi rimasti inediti, quasi del tutto sconosciuti, che oggi rappresentano una delle parti più affascinanti e inesplorate della sua figura.
Tra i doni che la vita non aveva fatto a Mariù quello che le procurava più dolore era la capacità di dimenticare: il dolce oblio non le apparteneva più da quel maledetto giorno di agosto in cui aveva visto il padre tornare a casa ammazzato. Da allora per lei, ricordare era stato un obbligo morale, aveva a che fare con la Verità
La tragica uccisione del padre, evento che sconvolge la famiglia Pascoli, genera una catena di lutti destinata a cambiare per sempre le loro vite.
La madre muore di dolore pochi mesi dopo, una delle sorelle scompare ancora adolescente, e la famiglia si disgrega. I figli maschi sono mandati in collegio, mentre Mariù e Ida trovano rifugio in convento, poi presso una zia.
La promessa del “nido”
È in questo contesto che nasce la promessa che Mariù ricorderà per tutta la vita:
Giovanni le sarebbe tornato per ricostruire insieme quel “nido familiare” perduto.
Una promessa che ritorna più volte nei suoi scritti, simbolo del loro legame indissolubile e della nostalgia di una felicità spezzata.
I fantasmi del passato: i morti come presenze quotidiane
Nell’immaginario dei Pascoli, i morti sono più presenti dei vivi.
Mariù e Giovanni convivono con le loro assenze, con il ricordo costante di chi non c’è più.
Questa dimensione spirituale e dolorosa permea non solo la poetica di Giovanni Pascoli, ma anche la vita concreta dei due fratelli: la loro quotidianità è quella di sopravvissuti, segnati dal rimpianto e da un senso di dovere verso la memoria.
