Dietro il “nido”: lettere, silenzi e verità rimosse

La recente messa in onda del film Zvanì, un romanzo famigliare ha riportato al centro dell’attenzione pubblica la vicenda dei Pascoli e del loro celebre “nido”.

Come spesso accade, però, il racconto cinematografico lascia fuori molte dinamiche familiari, che emergono in lettere, documenti e testimonianze coeve. Queste omissioni non sono marginali, riguardano aspetti che aiutano a comprendere meglio il “nido” pascoliano e le tensioni che lo attraversano.

Nel lavorare al mio romanzo su Mariù Pascoli ho consultate molte fonti, alcune rare e nascoste. Così sono venuto a conoscenza di alcuni fatti poco conosciuti su questa famiglia, che il film non riporta.

Mariù ostacolò il fidanzamento di Giovanni Pascoli

Un aspetto totalmente omesso in Zvanì è la questione del fidanzamento di Pascoli. Quando Mariù apprese che il fratello aveva donato una fede alla cugina di secondo grado Imelde che abitava a Rimini – mentendo – raccontò al fratello che la ragazza in privato prendeva in giro un suo difetto fisico al piede per il quale il Poeta provava profondo imbarazzo. Il fidanzamento naufragò e la fede venne restituita. Da buona cristiana quale si professava, il senso di colpa probabilmente la perseguitò tutta la vita.

Mariù era terrorizzata all’idea di rimanere sola. Le sue condizioni economiche, che già non erano floride, sarebbero peggiorate ulteriormente. Come avrebbe potuto badare a sé stessa? Aveva un titolo di studio elementare e non avrebbe potuto neppure fare la maestra, che in un mondo fortemente maschile era una delle poche professioni aperte alle donne.

Giovanni pensò di liberarsi di Mariù

A differenza di quanto raccontato dal film, la decisione di Giovanni di prendere con sé le sorelle fu sofferta e vissuta più come un obbligo che una scelta. Qui l’affetto c’entra poco, almeno nella rappresentazione che emerge dalle lettere.

In una di Giovanni a Raffaele il Poeta si lamenta di non sopportare più Mariù, è diventata un peso e gli provoca molto dolore. Nella risposta, Luigi suggerisce a Giovanni di prendere moglie, che poi a Mariù ci avrebbero pensato: potevano “sballottarsela” sei mesi ciascuno!  Ma è la cura di entrambe le sorelle, compresa Ida, che pesa al Poeta.

Avessi potuto farmi una famiglia anch’io… invece all’età di ventisette anni mi sono addossato il terribile carico di due ragazze, sono quasi evirato, ho avuto degli amoretti, c’ho rinunziato. Ma le battaglie ci sono state dentro me, e durano ancora.

Obblighi famigliari e scelte infelici nel “nido” pascoliano

È noto che la decisione di Ida di sposarsi provocò un vero e proprio terremoto all’interno del nido pascoliano. Giovanni non volle in alcun modo partecipare alla cerimonia di matrimonio. Il giorno successivo alla cerimonia lasciò la casa dove avevano vissuto per tanti anni insieme lui, Ida e Mariù, per prendere in affitto una villa in mezzo ai monti della Garfagnana, a Barga, lontano da tutti. Ida è stata a lungo considerata colei che ha distrutto il nido per perseguire solo la propria felicità, causando l’infelicità altrui.

Ida a me ha tolto ogni possibilità. E ora ci guarda quasi con occhi di compatimento. Te, Mariù, perché sei magra, me perché sono stanco, goffo, malato…

Ida dal canto suo ha sempre desiderato formare una propria famiglia tutta e avere dei figli. Ci riuscirà appunto, ma il matrimonio non sarà felice. Il marito Salvatore Berti non se la passa bene, e il clima a casa ne risente. Decide di partire per gli Stati Uniti in cerca di fortuna, che non troverà. Tornerà povero come era partito e ancora più infelice.

Alla ricerca della verità sull’omicidio di Ruggero Pascoli

La riduzione televisiva della vicenda Pascoli si sofferma a lungo sulla questione dell’ammazzamento di Ruggero Pascoli, il padre di famiglia. Fu un evento drammatico che scatenò una serie di conseguenze nefaste: la madre morì di dolore e così la sorella Margherita.

La famiglia si disgregò. I fratelli sopravvissuti e Giovanni passarono anni alla ricerca della Verità. Una soffiata nel piccolo paese dove vivevano, San Mauro di Romagna, svelò loro il nome del mandante dell’omicidio. Da quel momento i Pascoli tentarono in tutti i modi di raccogliere le prove che un’indagine frettolosa non aveva scovato. Ciò che si vede poco sullo schermo è che per questo motivo i sopravvissuti della famiglia ricevettero minacce, la loro casa fu oggetto di atti vandalici e una volta in una locanda Giovanni sfuggì per poco a un pestaggio. Mariù non perdonerà mai i suoi concittadini, rei di omertà e complicità. Si oppose con tutte le sue forze a che il fratello fosse sepolto a San Mauro, nonostante il Paese ne reclamasse a gran voce le spoglie.

Mariù Pascoli scriveva poesie

Qui veniamo all’omissione più rilevante di Zvanì: di Mariù continua a essere trasmessa un’immagine piuttosto scialba, quella dell’amorevole sorella dedita esclusivamente alla cura del fratello. Mariù fu invece una presenza attiva e una voce poetica autonoma; ispirò molti componimenti di Giovanni Pascoli, si occupò della curatela e della pubblicazione di diverse poesie, custodì e ordinò le carte di Giovanni dopo la sua morte. È autrice di una affascinante biografia del fratello, Lungo la vita di Giovanni Pascoli.

Soprattutto Mariù era una poeta. Ci ha lasciato molti componimenti, la maggior parte dei quali inediti, che attendono ancora di essere letti e apprezzati. Le poche poesie che inserì surrettiziamente nella biografia del fratello sono state espunte in sede di pubblicazione postuma di Lungo la vita di Giovanni Pascoli.

Mariù non fu solo la custode della poesia di Giovanni. Fu, a sua volta, una voce poetica. Su questo lavoro di rimozione e riscoperta si concentra Riflessi inversi nella mente di Mariù Pascoli.

Il racconto cinematografico restituisce solo una parte della storia della famiglia Pascoli.
Le lettere, gli scritti e le testimonianze d’epoca permettono invece di coglierne le contraddizioni più profonde. Chi desidera approfondire può trovare su questo blog altri articoli dedicati a Mariù Pascoli e alle dinamiche del “nido”, a partire dalle fonti storiche.

 

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