Cosa unisce Billy Elliot, Banksy e Possession? A prima vista, assolutamente nulla, eppure…

Un film, un artista di street art e un romanzo bestseller sembrano appartenere a universi molto distanti. Tuttavia esiste un legame sottile, quasi invisibile, che li attraversa: la capacità di un’opera creativa di produrre effetti inattesi, di spingersi oltre i confini per cui è nata.

A volte la finzione non si limita a raccontare il mondo. Lo altera, interrogando le nostre coscienze o sfidando le nostre convinzioni.

Il film che ha fatto danzare una generazione

È accaduto con Billy Elliot, il film di Stephen Daldry scritto da Lee Hall che ha portato sullo schermo la storia di un ragazzo destinato alla fabbrica e invece irresistibilmente attratto dalla danza. Non è stato soltanto cinema. Per molti giovani è diventato uno specchio, un invito a inseguire passioni ritenute improbabili, talvolta persino sconvenienti (come evidenziato anni fa da Judith Mackrell sul The Guardian)

Billy Elliot ha spinto alla danza un'intera generazione di ragazzi

Qualcosa di simile è accaduto con Banksy. Il successo dell’artista ha fatto scivolare la street art fuori dalla periferia simbolica in cui era stata relegata, consegnandola a un pubblico vastissimo. Non più gesto marginale, ma linguaggio capace di dialogare con musei, collezionisti, istituzioni.

Ma è forse la letteratura a offrire l’esempio più affascinante.

Quando la poesia scatena vera passione

Possession, il romanzo di Antonia Susan Byatt, pubblicato nel 1990 e premiato con il Booker Prize, racconta la ricerca di due studiosi sulle tracce di una poetessa vittoriana dimenticata, Christabel LaMotte. Personaggio fittizio, certo. Eppure così plausibile, così radicato nella sensibilità e nelle contraddizioni dell’Ottocento inglese, da sembrare reale.

Il libro Possession ha riacceso la passione per la poesia romantica

Il romanzo ha prodotto effetti curiosi, quasi paradossali. Ha reso improvvisamente seducente una disciplina spesso percepita come austera, la filologia. Ha riacceso l’interesse verso la poesia femminile vittoriana. Ha contribuito, indirettamente, a una rilettura critica di voci poetiche rimaste a lungo ai margini, quali Christina Rossetti o Letitia Elizabeth Landon (L.E.L)

Può un’opera di finzione contribuire a riportare al centro dell’attenzione del grande pubblico figure storiche dimenticate?

La narrativa come riscoperta

In questi giorni è stata pubblicata sull’Enciclopedia delle donne una biografia dedicata a Mariù Pascoli, sorella di Giovanni Pascoli. Una figura spesso consegnata a un ruolo secondario, quasi decorativo, e invece assai più complessa: donna, scrittrice, presenza intellettuale, voce poetica.

Non soltanto custode del Poeta, ma creatura alle prese con il desiderio — e la fatica — di ritagliarsi uno spazio proprio nella scrittura.

Le trine, ahimè! Le calze e tutto quanto / opra è di donna, il far continuamente / m’annoia e mi addolora tanto tanto. // Farle però vorrei, ma similmente / vorrei scrivere, leggere e studiare / per dar respiro all’inquieta mente

L’idea di proporre questa voce nasce anche dai dialoghi con i lettori del mio romanzo Riflessi inversi nella mente di Mariù Pascoli. Molti mi chiedono di lei. Vogliono conoscere la sua storia, leggere i suoi versi, comprendere le ragioni di un silenzio editoriale tanto lungo quanto ingiusto.

L’invisibilità non è un destino ineluttabile

L’invisibilità a cui è stata relegata Mariù Pascoli non è un caso isolato. Ricorda quello di altre figure femminili rimaste per decenni nell’ombra. Un esempio tra tutti è rappresentato da Dorothy Wordsworth, a lungo percepita soltanto come “la sorella di”, oggi riconosciuta per il valore autonomo della sua opera.

È in casi come questi che la narrativa esprime una delle sue funzioni più misteriose. Non solo inventare, ma restituire.

Potrà Mariù Pascoli diventare, anche in Italia, un nuovo caso di riscoperta critica? La sua produzione poetica sarà finalmente oggetto di attenzione?

Non lo sappiamo. Ma sappiamo che, talvolta, una storia immaginata riesce a incrinare il velo dell’oblio più di molti saggi.

 

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