L’immagine stereotipata di Mariù Pascoli

Una donna fragile, impaurita, senza autonomia, bisognosa di sostegno e protezione. È questa l’immagine che fino ad oggi – salvo rarissime eccezioni – ci è stata trasmessa di Maria Pascoli, detta Mariù, sorella del poeta Giovanni Pascoli. Una rappresentazione stereotipata che riflette la cultura novecentesca e tende a giustificare il mantenimento delle donne in uno stato di minorità.

Perché garantire i diritti al lavoro, all’indipendenza economica e allo studio se poi sono percepite come esseri fragili incapaci di badare a loro stesse? Questo paternalismo culturale rievoca quello della borghesia verso la classe operaia o dei sovrani verso i loro sudditi. Fortunatamente, storici, scrittori e ricercatori con il tempo hanno riscoperto e raccontato molte eccezioni, smontando gradualmente questa convinzione (Enciclopedia delle donne)

Il ruolo di Mariù nella vita e nella poetica di Giovanni

Se ci si mette in ascolto di Mariù Pascoli, si scopre che non è vissuta all’ombra del fratello, ma al suo fianco. Non era un oggetto passivo dell’aiuto di Giovanni, ma lo ha sostenuto e consigliato nella sua carriera di professore e poeta.

Si è ritagliata ruoli chiave all’interno del “nido” famigliare, diventando curatrice delle poesie pascoliane, editor e agente letterario, definendo autonomamente tempi e modalità delle pubblicazioni. Ha scritto numerose poesie, lasciando tracce significative nella sua opera principale Lungo la vita di Giovanni Pascoli, un testo che avrebbe dovuto celebrare la vita e le opere del fratello, ma che contiene molte informazioni sulla sua autrice. Prima della pubblicazione, il manoscritto è stato modificato ed epurato, con l’espulsione delle poesie di Mariù, poi cadute nell’oblio.

Dalla biografia al romanzo: Riflessi Inversi

Qualche anno fa ho letto la versione integrale del manoscritto, che l’Archivio Pascoli ha reso disponibile online.  Ne sono rimasto affascinato: una biografia che è insieme autobiografia, memoir e romanzo, meritevole di un posto nella storia della narrativa italiana.

In lettere e poesie ho ritrovato una donna dimenticata, oggetto di una rimozione collettiva che chiedeva giustizia. Con la sensibilità dell’autore – non dello storico – ho cercato di ascoltare i messaggi che Mariù ha nascosto nella sua “capsula del tempo”. L’ho immaginata alle prese con i tanti lutti, le morti violente, la povertà, le rinunce e le marginalizzazioni imposte e autoimposte che hanno funestato la sua lunga vita.

Ne è nata una Mariù assolutamente inedita, un personaggio – non una persona – capace di grandi slanci ideali, di sacrificio e creatività, ma anche di bassezze e piccoli inganni. In molte occasioni non esita a manipolare, strumentalizza il senso del dovere altrui e persino il concetto di carità cristiana. La condiziona una paura atavica, quella di rimanere sola, lei che non si è sposata e non ha figli, che ha più cari morti che vivi.

Questa storia è diventata il romanzo Riflessi Inversi  un testo che dà voce a una donna complessa, affatto empatica a tratti, spesso lontana dalla sensibilità contemporanea. Vittima delle convenzioni del suo tempo e di una condizione economica disagiata, Mariù attende ancora di essere studiata senza pregiudizi, rivalutata e compresa.

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