In una stradina del quartiere milanese noto come Chinatown, un po’ nascosto e defilato dietro ad un alto muro di mattoni rossi, un passante attento scorgerà un bel giardino ombroso. Una vite e degli ulivi. Si tratta di un ristorante. Il Pupurry.

Di questo luogo, della sua atmosfera d’antan, dell’ospitalità che ti riserva la storica proprietaria, Teresa, mi sono innamorato subito. Ho iniziato a frequentarlo tanti anni fa, ogni volta che avevo voglia di mangiare bene e sentirmi a casa. Nel 2017 ne sono diventato socio. Ora ci passo la maggior parte del mio tempo.

Pupurry Ristorante - Milano

Al Pupurry mi occupo un po’ di tutto, i fornitori, i dipendenti, i clienti, l’allestimento della sala e la carta. Porto anche i piatti a tavola. Accolgo gli ospiti. Purtroppo non cucino. Ho imparato presto che un conto è  essere dei discreti cuochi a casa per un gruppetto di amici, altra è predisporre la linea per decine e decine di clienti ogni giorno.

Insieme a Teresa che vigila sulla qualità e la tradizione abbiamo recuperato alcune vecchie ricette, cercando di fare anche un po’ di innovazione. Quando il ristorante si trovava in una vecchia cascina nella vicina Via Canonica (poi abbattuta per far posto a un brutto edificio) già si azzardavano abbinamenti inconsueti: il caffè al pepe nero, il cotechino con lo zabaione. E nella piccola vigna sul retro si produceva anche del vino.