Qualche settimana fa mi ha contattato sul blog Giacomo. “Googlando” è  inciampato nel mio post su Leonardo Da Vinci e la sua ricetta sui broccoli. Giacomo, che è un giovane cuoco, mi chiedeva se il Codice Romanoff esiste davvero o se si tratta di una “magica e romantica invenzione di un qualche scrittore”.

Avendo dato il Codice per esistente, nonostante sappia che ci sono molti dubbi a riguardo, ed essendo uno scrittore mi sono sentito chiamato in causa e gli ho risposto subito. Indico a Giacomo il testo da cui ho tratto la ricetta e che parla del Codice (Note di Cucina di Leonardo Da Vinci, Voland edizioni) e non solo.

Ma per dare il senso della mia risposta prima mi preme accennare alla mia recente esperienza con un’altra circostanza storica. Apparentemente molto diversa: le rivolte di Stonewall di cui il 28 giugno ricorre il cinquantesimo anniversario.

Secondo la narrativa corrente, l’ingresso per un controllo della polizia nel bar gay di Stonewall a New York avrebbe scatenato una serie di scontri con le forze dell’ordine e disordini di diversi giorni in città e in tutti gli Stati Uniti. Il la alla ribellione l’avrebbe dato il lancio di un mattone da parte di una drag queen che frequentava il bar. Ebbene, proprio in occasione dell’anniversario, alcune autorevoli testate americane hanno iniziato un dibattito sulla veridicità degli avvenimenti narrati. Il New York Times ha ricostruito punto per punto i fatti di quei giorni attraverso l’analisi delle fonti e intervistando alcuni dei protagonisti. In sintesi sembrerebbe che molta della narrativa su Stonewall sia falsa. Non si sarebbe lanciato alcun mattone (aspetto non irrilevante considerando il ruolo iconico di questo particolare) e tanto meno si è trattato di scontri, piuttosto di manifestazioni colorate, rumorose, e imponenti (si è cantato, urlato, ballato…).

Cosa c’entra Stonewall con Leonardo e i broccoli della ricetta? Che in entrambi i casi più importante della veridicità storica di alcuni fatti sono le conseguenze che la loro narrazione ha prodotto.

Se tra il Vero e il Falso, scelgo sempre il Vero, tra questo e il verosimile opto a volte per il verosimile. In quanto scrittore mi appassiona maggiormente l’intenzione narrativa.

Quindi che si sia lanciato o meno un mattone, il semplice fatto di aver raccontato quel particolare ha contribuito a mitizzare un avvenimento che ha dato avvio a un potentissimo movimento di rivendicazione dei diritti della comunità LGBT in tutto il mondo. 

Così anche per il Codice Da Vinci. Che sia vero, apocrifo, puramente inventato i testi a questo riconducibili hanno appassionato e continuano a appassionare milioni di persone. Il Codice nutre la curiosità e il talento di Giacomo che, infatti, proprio al Leonardo cuoco si è ispirato per realizzare una ricetta di panino che ha presentato a Montevarchi all’interno della manifestazione Arcobaleno d’estate

Se il risultato è  questo (giudicate voi), viva Leonardo e viva il Codice Romanoff!

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Riporto per intero la ricetta inviatami da Giacomo e le sue osservazioni.

Pane nero di semola rimacinata a pietra (nel libro si fa riferimento a questo tipo di pane per richiamare quello dell’Ultima Cena)

Fetta di polenta aromatizzata al coriandolo e “fritta” in forno (a quanto pare Leonardo era costretto a cucinare tale pietanza nella locanda “Le tre lumache”)

Rapa rossa lessata ed affettata molto finemente, condita con olio sale pepe (si parla di un fantomatico purè che sarebbe piaciuto al Moro, nella parentesi di Leonardo presso gli Sforza)

Rucola condita (in base a studi effettuati sembra che tale “erba di campo” fosse nelle cucine più povere sin dai tempi dei Romani).

Esteticamente “Sorpresa di Pane” si rifà anche al tema “Arcobaleno” poiché presenta colori vivaci e ben contrastanti: il nero, il giallo, il viola ed il verde.

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