Gentile Ingegnere Olivetti visitando la mostra che a lei e alla sua azienda dedica in questi giorni il Museo del Novecento di Milano mi sono soffermato a leggere questa sua riflessione.

Il mondo moderno ha chiuso l’uomo negli uffici e nelle fabbriche tra l’asfalto delle strade e il disordinato intrecciarsi delle macchine come in una prigione ostile e assordante dalla quale bisogna presto o tardi evadere

Si intuisce la profonda visione umanistica e l’ottimismo positivista. È  per questa ragione che sono davvero dispiaciuto di informarla che nonostante i grandiosi progressi della tecnologia siamo ancora prigionieri. Lo siamo nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati e in quest’ultimi proprio a causa della tecnologia. La promessa che il progresso e l’innovazione ci avrebbero regalato più tempo è stata ampiamente disattesa. E la prossima rivoluzione, l’Intelligenza Artificiale, temo non ci renderà più liberi.

Da schiavi del tornio e della catena di montaggio siamo passati a una forma di schiavitù altrettanto feroce e vieppiù invasiva. Non siamo prigionieri solo in ufficio, ma anche a casa, di giorno e di notte, nei weekend e durate i periodi di ferie. Ovunque e in qualsiasi momento ci raggiungono richieste urgenti. Reperibili sempre e in ogni luogo nessuna richiesta è diventata prorogabile.  E così senza quasi che ce ne accorgessimo il tempo professionale ha divorato quello dell’Uomo.

È colpa nostra, non se ne dispiaccia. Ci hanno tradito l’avidità, la sete di successo, il carrierismo… ma il tiro più basso ce lo hanno tirato la nostra vacuità e inconsistenza.  Monsignor Ersilio Tonini sosteneva che “le chiacchiere hanno sostituito le parole”. Proprio così, siamo subissati di chiacchiere. Avendo a disposizione tecnologie di comunicazioni immediate e intuitive ne abbiamo abusato per inondare e inondarci di parole inutili, perdendo la capacità di discernere quelle di senso da quelle che non servono ad altro che a riempire il silenzio.

A noi spaventa il vuoto, non sappiamo come riempirlo. Abbiamo smesso di coltivare le passioni, il nostro talento, l’amore per l’arte, la parola, gli affetti. E così lavoriamo anche quando potremmo passeggiare o viaggiare, controlliamo la posta elettronica o postiamo sui social quando potremmo leggere un libro, chattiamo quando potremmo parlare con un amico.

Con affetto e riconoscenza.

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