Conoscerete anche voi amici o colleghi che non ne possono più della vita che fanno e ripetono che vogliono cambiarla radicalmente. Non penso tanto alle persone che vagheggiano vite spese ai Caraibi o in barca in giro per il globo. Piuttosto a chi, ad esempio, dopo tanti anni di lavoro d’ufficio vuole dedicarsi a un’attività manuale, chi vuole assecondare le proprie attitudini artistiche, chi ha sempre pensato a un’attività in proprio. Io ne conosco tanti e ancora di più sembrano ora che ho cambiato vita io stesso e che mi chiedono consiglio su come riuscire.

In realtà non so come rispondere loro, condivido qualche considerazione, ricordando che non è impossibile, che richiede coraggio e un pizzico di incoscienza. Raccomando di non trovare continuamente scuse per rinviare decisioni importanti. Lo facciamo continuamente, in fondo siamo tutti un po’ S.

Qualche amico poi lo rendo parte di riflessioni aggiuntive. Non tutti sono pronti a ascoltarle e capirete perché continuando a leggere.

Ho sperimentato di persona che dopo aver finalmente realizzato il cambio vita ci troveremo probabilmente di fronte ad un altro bell’ostacolo. Insomma se chiamiamo il sogno di cambiare vita metapiano (tra sogno e veglia, desiderio e progetto, volontà e speranza) l’ostacolo che può presentarsi dopo aver impiegato energia e coraggio per fare il grande salto è che il metapiano diventi un piano a metà. Incompleto. Così la nuova vita non va come avevamo immaginato; il cambio vita è solo apparente; quello che doveva essere un nuovo lavoro lo riduciamo all’ennesimo passatempo.

C’e’chi individua la ragione di tale fallimento nella tendenza ad adagiarsi sugli allori. Credo piuttosto che più che di quella demotivazione che ci intorpidisce dopo una grande fatica, la causa ultima vada individuata nella natura spuria del metapiano, la sua dimensione assoluta e idealizzata. Insomma, se di metà sogno e metà realtà si tratta tenderemo inevitabilmente a vederne solo gli aspetti positivi della nuova vita (soprattutto in confronto con la dura realtà, cioè il lavoro che facciamo quotidianamente), o almeno non assegneremo il giusto peso a quelli negativi –  che ci sono, credetemi! Se quindi vogliamo proprio scomodare un modo di dire siamo più nel territorio dell’erba del vicino è sempre più verde.

Come uscirne? Continuando a giocare con le parole, perché un metapiano non diventi un piano a metà bisognerebbe avere chiara la meta. Dove vogliamo arrivare cambiando vita? Per quale ragione lo facciamo? Si intende che difficilmente possiamo pretendere di diventare più ricchi, più liberi, con più tempo e più felici. Chiediamoci, questa volta con sano realismo, quale di queste dimensioni conta di più. Per noi.

P.S. Per quanto mi riguarda mi sono addormentato coccolando il mio metapiano per almeno 5 anni. L’ho nutrito, l’ho amato e odiato oltre misura. Quando l’ho realizzato, la meta era un generale bisogno di appassionarmi. Con il passare del tempo ha iniziato ad assumere contorni più definiti: era il mio un desiderio di maggior tempo per dedicarmi alle mie passioni. Più tempo per scrivere. Più tempo da spendere con persone di valore.

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