I cretini. Cretini si nasce o si diventa? È una condizione passeggera o esistenziale? Si può scrivere di un simile argomento senza cadere nella facile trappola che quelli “sbagliati” sono sempre gli altri?

Sono domande che mi sono posto nel momento in cui è nata l’idea di questo post. Poi ho deciso: la risposta è, si può. Soprattutto nell’invenzione narrativa. Per almeno tre ordini di ragioni, cui si aggiunge l’urgenza dettata dal proliferare e l’affermarsi di movimentismi e cretinismi di varia natura e genere.

La prima ragione è che il tema apparentemente scomodo è stato da tempo sdoganato: due scrittori del calibro di Fruttero e Lucentini ad esempio hanno dedicato ai cretini non uno, ma tre godibilissimi libri (La prevalenza del cretino, La manutenzione del sorriso, Il ritorno del cretino).

Seconda considerazione: la narrativa – vivaddio! – è  il territorio della libertà e anche di una certa “irresponsabilità”: il parere dei personaggi d’invenzione non coincide mai totalmente con quello dell’autore. Un personaggio nasce dalla mente del suo creatore ma poi si sviluppa e vive di vita propria. L’autore non è mai solo uno dei propri personaggi, ma un po’ delle sue idee nutrono il complesso delle sue invenzioni.

Terza. Il cretino crede che cretini siano sempre gli altri. Guardando a come vanno le cose nella società e nella politica anche in Italia, è altamente probabile che i cretini oggi costituiscano la maggior parte del genere umano. Tali circostanze  fanno di chi scrive un candidato ad appartenere alla numerosissima famiglia dei cretini alla stregua di chiunque altro.

Un frammento dal libro su cui sto lavorando. Buona lettura!

Viene giù dal vialetto col suo passo da bersagliera, la nonna. Anche il vestito sembra uscito da un libro di storia: porta i pantaloni e degli stivaletti sportivi stretti alle caviglie. Non faccio in tempo a rendermi conto della sua presenza che con qualche falcata è già alle mie spalle.

«Dove vai?», le chiedo timidamente.

«Giù in paese. Se aspetto tuo nonno che mi compra il Borghetti sto fresca… non so proprio dove ha la testa! È diventato vecchio.»

La nonna vivrebbe bevendo solo quell’intruglio, ha sviluppato una dipendenza.

«Accompagnami!»

Questa proprio non me l’aspettavo. La nonna non mi invita mai a camminare con lei.

«Perché mi guardi così? Ti rende stupido.»

«Non sono stupido!» le rispondo piccato.

«Se anche lo fossi – se ne esce come se fosse la cosa più naturale del mondo – non ci sarebbe niente di male. Non dipende da te, succede.»

La guardo con un punto di domanda stampato sulla faccia.

«Avresti preso da tuo padre.»

«Papà non è stupido!» lo difendo con una convinzione che non immaginavo.

«Perbacco! Gli ho permesso di sposare mia figlia! Pensi che non mi costi ammetterlo? Ma è così, non è  molto intelligente

Ora sei piccolo, ma crescendo mi darai ragione. Il mondo è pieno di sciocchi… è  una cosa naturale, come ci sono le persone basse, i calvi, quelli con i capelli rossi.»

La logica della nonna mi atterrisce, non so mai come obiettare alle sue panzane.

«Basta cincischiare, andiamo. Non fare il perdigiorno.»

Sono impietrito. Quando finalmente mi muovo mi sembra di sentirla bofonchiare, “proprio come tuo padre!”

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