Il postino suonava e suonava ma dentro non rispondeva nessuno. Insisteva perché le raccomandate preferiva consegnarle nelle mani del destinatario. Altrimenti chi li sentiva poi quei vecchi che – per sua negligenza si intende – dovevano scendere fino all’ufficio postale giù in città! Alla prima occasione gli avrebbe inveito contro. O peggio, lanciato addosso i cani. Eppure per quanto si impuntasse non si affacciava anima viva. Si mise a studiare la casa e le strade attorno: non si vedeva  nessuno.

Stava per andarsene quando in fondo alla strada intravide un’ombra in movimento. Si lanciò in sella allo scooter e raggiunse lo sconosciuto. Era una donna. Una donna in carne ed ossa. Tirò un sospiro di sollievo.

«Mi scusi, sa per caso – controllò il nome sulla lettera – se il signor Aurelio Bongiorno ha cambiato indirizzo? Dovrebbe abitare in quella casa in fondo, quella gialla.»

La sconosciuta lo fissò stralunata: «Non lo conosco. Comunque qui non c’è più nessuno.»

«Cosa intende?»

La donna non rispondeva. «Sono partiti? Sono a messa?… c’è la sagra del paese per caso?»

«Intendo che sono morti.»

«Come morti? Morti tutti in paese, possibile!» gli uscì una mezza risata nervosa.

«È ciò che mi hanno raccontato. Non so dirle esattamente, sono nuova di questa parti. Vendo appartamenti», e con la mano indicò un cartello vendesi che penzolava dal un battente arrugginito. «Una cosa posso dirgliela però: la prima volta che ho messo piede qui mi sono imbattuta in un carro funebre. Per una che lavora nell’immobiliare, penserà lei, è una fortuna! Vero, normalmente… ma così!»

«Non capisco…»

«Semplice! Chi ci vuole venire a vivere in un paese… di morti? Quello del carro funebre – sussurrava – l’hanno trovato a casa. Seduto nella poltrona, ridotto a un cumulo di pelle e ossa. Come trasparente. Dicono che avesse smesso di mangiare, che si sia lasciato consumare piano piano. Ed era l’ultimo!»

«Che cosa incredibile!»

«Perché non la apre?»

«Aprire cosa?» se ne uscì il postino ancora stordito da quel racconto improbabile.

«La lettera intendo… tanto questo tipo è schiattato.»

«Non si può, è contro il regolamento.»

«Non mi stia a tirare fuori il regolamento, su! Chi vuole che se ne accorga. Con tutta la roba che si sarà accumulata nelle cassette , se non la apre lei va a finire al macero. Oppure se la porta via il vento e si inquina. Sarebbe un po’ anche colpa sua.»

«Non posso…»

«Magari contiene qualche informazione utile per le indagini…»

«Le indagini? di cosa sta parlando?»

«Beh, non sono un’esperta di queste cose, ma tutte queste morti una di fila all’altra, va bene che erano vecchi ma non capita tutti i giorni. Qualcuno indagherà! Oggigiorno si indaga su ogni cosa. Poi si trova sempre qualche colpevole, che il Governo ci nasconde qualcosa, l’avvelenamento della falda, il riversamento di materiali tossici…»

Il postino tergiversava.

«Insomma la dia a me!» sbraitò strappandogli la lettera dalle mani. L’uomo stava per protestare e far valere il suo ruolo ufficiale quando l’irrequieta agente immobiliare riattaccò, puntandogli contro il dito minacciosa:

«Avevo visto bene, è del Ministero! Vede che c’è sotto qualcosa.»

Senza attendere repliche strappò la busta con forza per tutto il lato lungo, buttando la carta atterra.

Gentile Signor Aurelio Bongiorno,

in risposta alla sua, siamo lieti di trasmetterle quanto richiesto: Insensato agg. [dal lat. tardo insensatus]. Di persona che opera senza senno o con poco senno, che per abito mentale o per influenza di fatti esterni non è capace di valutare le  cose nella loro gravità o importanza, e agisce perciò in modo irragionevole, o imprudente, o contrario al buon senso, col pericolo talora di danneggiare sé o gli altri.

La donna cercò lo sguardo del postino. Capì immediatamente che non gli sarebbe stato d’aiuto.

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